Florin Andriciuc
Storia24 agosto 2026 · 6 min di lettura

Il primo dipendente mi ha insegnato a fare i conti

Ho assunto il primo operaio quando «c'era tanto lavoro». Non avevo fatto un solo conto: né quanto mi costava, né quanto doveva rendere. È andata bene per fortuna, non per bravura. Ecco cosa rifarei diversamente.

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Florin Andriciuc

Founder & CEO di AEDIX

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Il mio primo dipendente l'ho assunto per stanchezza. Non è una battuta: ero pieno di lavoro, facevo le giornate in cantiere e le serate sui preventivi, e a un certo punto la domanda non era più «me lo posso permettere?» ma «non ce la faccio più da solo». Così ho assunto. Senza un conto che fosse uno.

Non sapevo quanto mi sarebbe costato davvero all'anno — la storia della differenza tra paga e costo vero l'ho capita solo dopo, e l'ho raccontata in quanto costa un'ora della tua squadra. Non sapevo quanto fatturato in più doveva portare per ripagarsi. Non sapevo nemmeno se il «tanto lavoro» che avevo sarebbe durato sei mesi o sei anni.

È andata bene. Ed era il problema

Il lavoro tenne, il ragazzo era in gamba, l'impresa crebbe. E io imparai la lezione sbagliata: che assumere «a sensazione» funziona. Così il secondo e il terzo li ho presi con lo stesso metodo, cioè nessuno. Solo che ogni dipendente in più alzava l'asticella del fatturato minimo per non andare sotto — il punto di pareggio, avrei scoperto poi che si chiamava così — e io quell'asticella non la vedevo nemmeno.

Ogni assunzione sposta in alto il fatturato che ti serve solo per non perdere soldi. Se non sai di quanto, non stai decidendo: stai sperando.

I conti che farei oggi, prima di firmare

  • Il costo aziendale vero del primo anno: busta, contributi, TFR, attrezzatura, formazione. Non la paga: il totale.
  • Quanto fatturato in più deve generare per coprirsi, dato il mio margine reale. Se il margine è basso, il numero fa paura — ed è giusto vederlo prima.
  • Il lavoro c'è per i prossimi sei mesi o c'è questo mese? Un'assunzione si regge su un flusso di richieste, non su un picco. È il motivo per cui il passaparola da solo non basta a sostenere una squadra che cresce.
  • Il piano B: se il lavoro cala, cosa faccio? Saperlo prima toglie il panico dopo.

Assumere resta la mossa giusta (fatta coi numeri)

Non ti sto dicendo di non assumere: la squadra è l'unico modo di crescere in edilizia. Ti sto dicendo di farlo come si versa un getto: con le casseforme già montate. I conti di cui sopra sono esattamente quelli che il metodo Numeri in Edilizia ti insegna a tenere in ordine. E se stai valutando un'assunzione adesso e vuoi guardare i numeri insieme, scrivimi.

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FAQ

Domande frequenti

Quando conviene assumere il primo dipendente in un'impresa edile?+

Quando il flusso di lavoro è stabile da mesi (non un picco), il margine reale copre il costo aziendale totale della persona e sai di quanto sale il tuo punto di pareggio. Se uno di questi tre numeri manca, prima si sistema quello.

Quanto costa davvero un dipendente edile all'anno?+

Molto più della paga in busta: contributi, TFR, tredicesima, ferie, formazione, sicurezza e attrezzatura portano il costo aziendale ben oltre il lordo. Il conto va fatto sul totale annuo, diviso per le ore realmente produttive.